L’azienda Usl di Cesena serve il
territorio di quindici comuni, accorpati
in due distretti, con una popolazione di
oltre 190.000 residenti.
Maria Basenghi
la dirige dal 2002. Originaria di
Maranello in provincia di Modena, ha
completato il ciclo di studi a Bologna.
Prima il liceo classico e poi una laurea
in giurisprudenza seguita dal diploma di
perfezionamento in management in
sanità presso la SDA Bocconi.
Il suo
percorso lavorativo nel settore della
sanità inizia dall’Azienda Usl di
Bologna nell’agosto del 1981.
Nel
tempo ricopre incarichi di direzione in
diversi settori, dal sociale agli acquisti,
alla direzione amministrativa del
Presidio Ospedaliero Maggiore Bellaria.
Poi, nel 1999 Maria Basenghi viene
trasferita a Cesena dove ricopre
l’incarico di Direttore Amministrativo,
ruolo che si trasforma, nell’aprile 2002,
in quello di Direttore Generale
dell’Azienda.
Attualmente risiede a Pianoro di
Bologna con il marito e i due figli.
Dottoressa Basenghi, cosa significa dirigere un’azienda sanitaria?
Significa sentire il dovere di rendere
conto in qualunque momento ai
cittadini in primis e agli operatori
sanitari, delle scelte gestionali operate.
Significa essere sempre attenti,
ascoltare, discutere condividere e infine
decidere senza mai tralasciare la verifica
successiva. E’ importante non dare mai
per scontato che la scelta porti
inevitabilmente ai risultati attesi.
A volte
non è così e quindi è fondamentale
essere sempre pronti a orientare
nuovamente l’azione se necessario.
Quali sono i problemi che affronta ogni giorno?
Quali le aspettative espresse degli utenti, alle
quali è esposta?
I problemi sono essenzialmente di due
tipi, di natura organizzativa e di natura
relazionale. Gli utenti tendono a non
considerare l’esigenza di definire delle
priorità. Noi dobbiamo al contrario, in
tempi di risorse determinate e stabilite,
decidere e , inevitabilmente, dare delle
priorità. A guidarci sono due criteri
fondamentali, quali la ricerca
dell’appropriatezza dell’intervento
selezionato ed il grado di urgenza del
bisogno al quale il primo è rivolto.
La sanità rappresenta un settore complesso.
Quale sarà sotto questo aspetto il futuro del
nostro paese?
La mia speranza è che si possa
conservare un servizio pubblico ed
universale. Credo però che il futuro
imporrà sempre di più scelte di
riorientamento dedicate a vari aspetti,
dalla sanità alla salute.
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Come riesce, nel suo ruolo, a conciliare lavoro e famiglia?
Ricorrendo a tutti gli aiuti materiali possibili e cercando di semplificare. Non mi occupo di fare la spesa, di pagare le utenze, e cose di questo tipo. Il poco tempo che mi resta fuori dal lavoro lo riservo tutto alle cose importanti. Dedico il fine settimana alla famiglia, mi occupo ad esempio di preparare il pranzo domenicale per mantenere una tradizione che reputo importante.
Cosa ha sacrificato e cosa non sacrificherebbe mai per la carriera?
Il sacrificio non fa parte del mio sentire. Semmai ho fatto qualche rinuncia a qualche hobby, ad un pò di divertimento. Ma non sarei mai capace di rinunciare alla mia serenità.
Essere il “capo” ha mai creato imbarazzi nei confronti dei colleghi uomini?
No, semmai ho colto io qualche imbarazzo… nei colleghi uomini!
Per dirigere un’ Azienda Sanitaria cosa serve a
livello di doti personali?
Sicuramente forza di volontà, determinazione, competenza e buone
doti comunicative.
Lei come si considera sul lavoro e nella vita
privata, in famiglia?
Adeguata ai diversi ruoli
Cosa crede che gli altri, sul lavoro e in famiglia,
si aspettino da lei?
Presenza e attenzione.
Cosa le piace di più di se stessa e cosa invece
non sopporta?
Mi piace indubbiamente la capacità che
ho di reggere lo sforzo e lo stress. Non
mi piace, o meglio cerco sempre di
migliorarmi in questo aspetto, la
“troppa” franchezza nelle relazioni.
Quando devo dire dei no, non indoro mai la pillola. Questo mio lato non è sempre gradito.
E’ possibile cambiare? Le è successo durante il
suo percorso lavorativo?
Cambiare è necessario. La mia
esperienza e la mia carriera sono il
frutto di necessari e inevitabili
cambiamenti.
Cosa indossa un dirigente Ausl?
Generalmente tailleur …
con un tocco
di frivolezza negli accessori.
Una parola per definirsi...
Una parola: “responsabilità”.
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