Maria Basenghi

è a capo dell’Azienda Usl di Cesena dal 2002.
Forza di volontà, competenza e impiego ottimale del tempo: la ricetta per non trascurare il lavoro e neppure la famiglia ...

Di Monia Savioli

   
Gennaio 07
     
 

L’azienda Usl di Cesena serve il territorio di quindici comuni, accorpati in due distretti, con una popolazione di oltre 190.000 residenti.
Maria Basenghi la dirige dal 2002. Originaria di Maranello in provincia di Modena, ha completato il ciclo di studi a Bologna.
Prima il liceo classico e poi una laurea in giurisprudenza seguita dal diploma di perfezionamento in management in sanità presso la SDA Bocconi.
Il suo percorso lavorativo nel settore della sanità inizia dall’Azienda Usl di Bologna nell’agosto del 1981.
Nel tempo ricopre incarichi di direzione in diversi settori, dal sociale agli acquisti, alla direzione amministrativa del Presidio Ospedaliero Maggiore Bellaria.
Poi, nel 1999 Maria Basenghi viene trasferita a Cesena dove ricopre l’incarico di Direttore Amministrativo, ruolo che si trasforma, nell’aprile 2002, in quello di Direttore Generale dell’Azienda.
Attualmente risiede a Pianoro di Bologna con il marito e i due figli.
Dottoressa Basenghi, cosa significa dirigere un’azienda sanitaria?
Significa sentire il dovere di rendere conto in qualunque momento ai cittadini in primis e agli operatori sanitari, delle scelte gestionali operate. Significa essere sempre attenti, ascoltare, discutere condividere e infine decidere senza mai tralasciare la verifica successiva. E’ importante non dare mai per scontato che la scelta porti inevitabilmente ai risultati attesi.
A volte non è così e quindi è fondamentale essere sempre pronti a orientare nuovamente l’azione se necessario.
Quali sono i problemi che affronta ogni giorno? Quali le aspettative espresse degli utenti, alle quali è esposta?
I problemi sono essenzialmente di due tipi, di natura organizzativa e di natura relazionale. Gli utenti tendono a non considerare l’esigenza di definire delle priorità. Noi dobbiamo al contrario, in tempi di risorse determinate e stabilite, decidere e , inevitabilmente, dare delle priorità. A guidarci sono due criteri fondamentali, quali la ricerca dell’appropriatezza dell’intervento selezionato ed il grado di urgenza del bisogno al quale il primo è rivolto.
La sanità rappresenta un settore complesso. Quale sarà sotto questo aspetto il futuro del nostro paese?
La mia speranza è che si possa conservare un servizio pubblico ed universale. Credo però che il futuro imporrà sempre di più scelte di riorientamento dedicate a vari aspetti, dalla sanità alla salute.

Come riesce, nel suo ruolo, a conciliare lavoro e famiglia?
Ricorrendo a tutti gli aiuti materiali possibili e cercando di semplificare. Non mi occupo di fare la spesa, di pagare le utenze, e cose di questo tipo. Il poco tempo che mi resta fuori dal lavoro lo riservo tutto alle cose importanti. Dedico il fine settimana alla famiglia, mi occupo ad esempio di preparare il pranzo domenicale per mantenere una tradizione che reputo importante.
Cosa ha sacrificato e cosa non sacrificherebbe mai per la carriera?
Il sacrificio non fa parte del mio sentire. Semmai ho fatto qualche rinuncia a qualche hobby, ad un pò di divertimento. Ma non sarei mai capace di rinunciare alla mia serenità.
Essere il “capo” ha mai creato imbarazzi nei confronti dei colleghi uomini?
No, semmai ho colto io qualche imbarazzo… nei colleghi uomini!
Per dirigere un’ Azienda Sanitaria cosa serve a livello di doti personali?
Sicuramente forza di volontà, determinazione, competenza e buone doti comunicative.
Lei come si considera sul lavoro e nella vita privata, in famiglia?
Adeguata ai diversi ruoli
Cosa crede che gli altri, sul lavoro e in famiglia, si aspettino da lei?
Presenza e attenzione.
Cosa le piace di più di se stessa e cosa invece non sopporta?
Mi piace indubbiamente la capacità che ho di reggere lo sforzo e lo stress. Non mi piace, o meglio cerco sempre di migliorarmi in questo aspetto, la “troppa” franchezza nelle relazioni. Quando devo dire dei no, non indoro mai la pillola. Questo mio lato non è sempre gradito.
E’ possibile cambiare? Le è successo durante il suo percorso lavorativo?
Cambiare è necessario. La mia esperienza e la mia carriera sono il frutto di necessari e inevitabili cambiamenti.
Cosa indossa un dirigente Ausl?
Generalmente tailleur …
con un tocco di frivolezza negli accessori.
Una parola per definirsi...
Una parola: “responsabilità”.

 
 
 
 
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